
Fiat 124 e 125, antesignane delle ambulanze compatte
Eppure, vedi un po’ la stranezza, ne è sempre mancata la versione familiare, per cui tutti si dovettero arrangiare secondo le proprie capacità creando ex novo il vano sanitario partendo dalla berlina di serie; berlina che comunque, grazie alle operazioni di stretching descritte prima era lunga già 4,22 metri e quindi aveva spazio teorico per accogliere un ferito anche lasciando inalterate le misure esterne.

Boneschi interviene esattamente come con la 124, allunga lo sbalzo posteriore di un 30 centimetri abbondanti, rialza il tetto, in maniera più decisa di quanto non abbia fatto prima, anche se limita il rialzo al solo vano lettiga, e sforna una ambulanza piuttosto capiente e prestante, in grado ancora di dire la sua anche se nel settore si stanno affacciando nuovi criteri di soccorso in antitesi con quelli sin qui seguiti.
L’interprete più alto della 125 probabilmente fu Fissore, che realizzò il maggior numero dei mezzi in circolazione ( sia su mezzi nuovi che usati); tra l’altro con la stessa carrozzeria della ambulanza propose anche una familiare, rimasta tuttavia esemplare unico.

Accanto a Fissore, troviamo Grazia che sulla 125 si esprime allungandone sensibilmente lo sbalzo posteriore portando la lunghezza totale vicina ai 4,5 metri, ed alzando il tetto in maniera non eccessiva, con il che ottiene una linea a cuneo gradevole e un piccolo aumento della cubatura interna.
Anche Mariani Fratelli, a Pistoia, interviene con successo su questo telaio, con due versioni: la prima era contraddistinta da un grande parabrezza panoramico, se vogliamo sullo stile di quanto in voga da sempre oltreoceano dove quasi tutti i mezzi ad uso professionale ricevevano un vetro anteriore più grande.

Questa serie è caratterizzata anche da un diverso trattamento della portiera posteriore, molto più verticale.
Viceversa la seconda versione mantiene il giroporta e dunque anche le porte della berlina, e pure il parabrezza resta lo stesso; il tetto si alza per dare maggior respiro al paziente (viste le dimensioni in gioco, anche pochi centimetri fanno la loro differenza) e al termine ha un accenno di spoiler che serve a mantenere pulito – almeno, contribuisce a farlo – il grande lunotto.
Non da poco è anche l’allungamento della vettura, per ovvie ragioni di costi tutto concentrato nello sbalzo posteriore.

E’ assolutamente probabile che siano esistite Fiat 125 ambulanza allestite da altre carrozzerie operanti sul mercato dei veicoli speciali ( Introzzi, per esempio, o i vari Colli, Giorgetti o Savio) pur se ad oggi non risultano testimonianze fotografiche o documentali; è invece ragionevolmente da escludere l’allestimento da parte di artigiani locali, in mancanza di una versione familiare.

Il carrozziere di fiducia avrebbe dovuto infatti realizzare tutta la nuova carrozzeria, e farla poi omologare, in un periodo, oltretutto, nel quale si stava affievolendo la richiesta di macchine di questo tipo in favore dei furgoni, più lenti ma sicuramente in grado di affrontare al meglio la sfida nuova del soccorso, ossia quella di portare l’ospedale al paziente e non più (solo) viceversa.
P.S.: un grazie di cuore all’amico Roberto Pola, che mi ha evitato di dimenticare clamorosamente l’allestimento Coriasco su 124
